Recensione: La guerra degli Scipioni di Luca Rachetta

Buon sabato a tutti! Ricorderete sicuramente Luca Rachetta: scrittore, professore ed amico del mio angolino. Ho letto (ed apprezzato moltissimo) alcuni suoi romanzi, come ad esempio Le oscure presenze oppure La setta dei giovani vecchi. Oggi entriamo di nuovo nel suo mondo narrativo con “La guerra degli Scipioni“, primo capitolo di una “battaglia” famigliare e personale senza esclusione di colpi. Buona lettura!


Titolo  La guerra degli Scipioni
Autore :  Luca Rachetta
Pagine :   75
Prezzo di copertina :  7,60 € cartaceo
Casa editrice :  Mef – L’Autore Libri Firenze
Genere :  Narrativa contemporanea

(acquistabile anche su Amazon)


La tramaIl professor Giovanni Scipioni è in guerra con il mondo intero: professione, colleghi, moglie, figlia. Una guerra ininterrotta che non si capisce bene quando e da chi sia stata dichiarata. Il germe del conflitto covava forse in Giovanni Scipioni fin dall’età fetale oppure il casus belli si è innescato in seguito, magari nel periodo dell’adolescenza? La guerra, poi, è stata dichiarata da lui o è stata al contrario la vita stessa a sfidarlo a singolar tenzone? Non si sa. L’unica certezza è che, da quando sono scesi in guerra anche i suoi eccentrici fratelli, Antonio e Paolo Scipioni, la sua situazione si è aggravata, perché le battaglie dei congiunti si sommano a quelle che lui ha già in corso su più fronti. Sempre che, in fondo, non si tratti delle stesse battaglie.


La mia recensioneInsegnare è un mestiere nobile. Giovanni Scipioni ne è consapevole, sebbene sia un po’ abbattuto dalla mancanza di organizzazione della scuola italiana. Da subito ci si sente moralmente vicini al personaggio, il quale è rassegnato al pensiero di dover tornare, dopo la lunga estate, in quella che lui definisce una “prosaica arena“. Questa empatia è rafforzata da simpatiche carrellate descrittive sul corpo docenti e sulla sua complessa situazione famigliare.

La voce narrante si rivolge, anche in questa occasione, direttamente al lettore, esortandolo a prendere parte agli eventi. Questo escamotage fa sì che chi legge sia pienamente partecipe della narrazione, diventando parte integrante della vicenda.

L’autore traspone la propria esperienza di professore di Scuola Secondaria all’interno del romanzo. L’aver vissuto in prima persona consigli di classe e collegi docenti rende il racconto estremamente verosimile, come se venissero descritti attimi di vita reale e fatti realmente accaduti.

Rieccoli, dopo la pausa estiva, quei maledetti indottrinamenti, impartiti durante consigli di classe e collegi dei docenti, o perfino lungo i corridoi, qualora, avvistata la petulante in questione, non si facesse in tempo ad imboccare la salvifica porta di un’aula o quella del gabinetto, ancor più ambita in quanto garante di un momento di vero e solitario raccoglimento

È straordinario come, in poche pagine, Rachetta riesca a condensare un micro-universo umano fatto di eventi quotidiani e turbamenti emotivi ricorrenti nella vita di tutti noi. I suoi personaggi sono sempre permeati dal desiderio di rivincita nei confronti di sé stessi e della società.

Giovanni è testimone di un cambiamento. Quello lavorativo, incentrato sull’esigenza di ristabilire il criterio meritocratico attraverso riforme necessarie per ridare respiro ed energia ad un sistema scolastico ormai sfibrato e pericolosamente in bilico. E quello personale, basato sulla riscoperta dei pregi e difetti dei suoi fratelli, ciascuno impegnato nella propria individuale battaglia nell’affermazione delle proprie idee. Nonostante l’evidente mancanza di meritocrazia, Giovanni si impegna ugualmente nell’organizzazione dell’annuale viaggio di istruzione per la sua classe e si fa carico dell’evoluzione del proprio nucleo famigliare: la sua bambina divenuta ormai donna, la moglie, i fratelli ed i colleghi sembrano aver “cambiato pelle” nel giro di poco tempo. Troppo poco per Giovanni per rendersi conto che la società è in continuo divenire e chi si ferma è perduto.

Luca Rachetta, attraverso una perfetta padronanza della materia trattata, ci rende partecipi di un conflitto tra fratelli il quale, a ben vedere, è più una battaglia contro sé stessi ed i propri limiti interiori.

Dettagliate descrizioni dei personaggi offrono un quadro completo dello scenario nel quale gli Scipioni si trovano a “combattere” la propria battaglia. In tutti i personaggi c’è umanità, concretezza.

Rachetta non illude e non delude, il suo narrare è fluido, pulito, raffinato.

Il protagonista, così come la maggior parte dei personaggi creati dall’autore, non è un supereroe bensì un uomo comune; fatto di carne, ossa, dubbi esistenziali e quotidiane paranoie. Il percorso evolutivo dei personaggi li porta a ricercare una realizzazione, o meglio, un’accettazione da parte della società, dei colleghi, della famiglia. Il sentirsi parte di qualcosa, pur conservando la propria identità.

L’eleganza narrativa è evidente. L’uso sapiente della lingua rende la lettura piacevole. Mai noioso, mai banale, Luca Rachetta è maestro nell’arte del verbo ed attraverso questo romanzo ci fornisce un’ulteriore prova della sua bravura.

Perché tanto, cosa di cui lo Scipioni era pienamente convinto, la materia che aderiva all’incudine del quotidiano, cioè agli studenti, era davvero difficile da plasmare, talmente poco malleabile da essere esposta al rischio di frantumarsi, qualora non fosse stata essa la causa della rottura del martello che la stesse percuotendo senza la dovuta perizia. E non c’era altresì alcun dubbio sul fatto che la suddetta perizia dipendesse dal fabbro, cioè dall’insegnante, il quale avrebbe dovuto adattarsi agli strumenti e ai metalli di cui disponeva, non certo per trasformare il ferro in oro, ma quanto meno per forgiare decorosamente quanto si trovava per le mani

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

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