Recensione: I ricordi non si lavano di Aurora Frola

Buon lunedì a tutti! Oggi iniziamo la settimana con un romanzo davvero intenso. Una lettura forte ma che ci ricorda che la possibilità di poter cambiare il corso degli eventi è (quasi) sempre nelle nostre mani. Buona lettura e buon inizio settimana!

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Trama: Un segreto sepolto, che vuole riemergere. Una ragazza rotta, con un mostro dentro. La voglia di vivere che si agita dentro. Nascosta. Angelica ha venticinque anni quando tenta il suicidio. Fallisce. Perché in fondo lei non vuole morire. È una clinica psichiatrica a raccogliere i suoi pezzi. Un lungo viaggio all’interno di se stessa e dei suoi tormenti. Disturbi di personalità, autolesionismo e dipendenze. Angelica lotterà contro tutto questo per l’ultima volta, svelando il suo passato, attraverso flashback scabrosi e privi di filtro. Una battaglia contro i ricordi, un’analisi attenta sulle lacerazioni di una famiglia disfunzionale, che non l’ha cresciuta, ma distrutta. Sua madre, un’algida manipolatrice, schiava delle apparenze, cerca da sempre di trasformarla in una bambola soprammobile, mentre un orco travestito da zio, si insinua nella sua vita, spacciandosi per un uomo gentile e premuroso. “I ricordi non si lavano” è la storia di un’infanzia che non nutre, ma uccide. È la testimonianza di tutte le ferite invisibili dell’anima, quelle mai guarite, quelle che ad un tratto si riaprono. Emozioni, colate sulle pagine. Parole, come proiettili, dritte allo stomaco di chi legge.La mia recensione - L'angolino di Ale

Chi ha il coraggio di riconoscere onestamente i propri errori, senza arrendersi, dovrebbe sempre avere un’altra possibilità. Vivere sull’orlo del precipizio con il peso di un’anima dannata è orribile. Il suicidio sembra l’unica via d’uscita da un mondo che, agli occhi di una ragazza profondamente ferita, non può che sembrare disgustoso. E la scarsa fiducia in sé stessi con un mix di alcolici e di benzodiazepine rappresentano l’ennesima disfatta, con il retrogusto di un’euforica sconfitta.

Godo nel non esserci, nello stare perdendomi, perché in fondo non esistere è semplicissimo. Guardare la realtà così com’è non lo è mai.

Angelica narra tutto in prima persona, rigurgitando sul lettore tutto il proprio dolore. All’interno di un ospedale psichiatrico tenterà di rimettere insieme i pezzi. Tutto ciò che diventiamo da adulti inizia a crearsi durante l’infanzia e, se quel periodo della nostra vita è stato segnato da eventi indelebili, quelle ombre che da piccoli ci spaventavano, diventeranno successivamente dei veri e propri mostri.

Dovrei impegnarmi a vivere, almeno quanto mi sono impegnata a distruggermi. Voglio smettere di essere quella persona. Vorrei ucciderla e rinascere diversa.

Angelica è diventata insensibile alle emozioni che il mondo le offre. Come anestetizzato, il suo cuore continua a battere di default, ma senza il desiderio di farlo davvero. La superficialità di una società consacrata alle apparenze non aiuta chi, come Angelica, necessita di un vero aiuto. Il simbolo di questa mancanza di sentimento è la madre: molto attenta all’esteriorità ma poco premurosa nei confronti dei reali bisogni della figlia.

Lei si aspettava grandi cose da me. Le ho azzerato i sogni. Glieli ho strappati davanti agli occhi. L’ho resa una madre sbagliata.

L’autrice piemontese, Aurora Frola, ci rapisce in un vortice di parole che trascinano il lettore verso il basso, per mostrargli quegli inferi nei quali la protagonista è caduta. Il suo stile è asciutto, diretto, scattante, costituito da frasi brevi e concise. Tutto è limpido come l’acqua, nessun pensiero è tenuto nascosto. Ma quell’acqua non è sufficiente a lavare via i sensi di colpa ed un passato torbido e melmoso. Il tema della depressione è un argomento forte e contemporaneo. Piangere dentro è più doloroso delle lacrime che ci escono dagli occhi.

Il confine tra la finzione e la realtà, tra la normalità e la pazzia, tra il giusto e lo sbagliato, il confine, è una porta. […] Ho paura. Ho sempre pensato che il tempo avrebbe aggiustato le cose dentro di me. Non l’ha fatto. Mi ha tradito. Proprio come tutti gli altri.

Seppur attraverso uno stile, un tempo ed un genere differenti, il racconto di Angelica sembra richiamare le tematiche affrontate dalla (indimenticabile) poetessa e scrittrice Alda Merini. Anche quest’ultima raccontava di quel mondo marcio racchiuso tra le mura di un ospedale psichiatrico. Il sentimento di Angelica è il medesimo. Nella follia di un luogo ingrato come una clinica, emergono le sofferenze patite le quali vengono riportate attraverso un racconto commovente e crudo al tempo stesso. Disintossicarsi, combattere, tornare a riprendere boccate d’aria fresca non è semplice finché, dentro e fuori da quella porta, c’è gente che giudica o che, peggio ancora, regala solo indifferenza.

Siamo così miseri. Noi. Noi tutti, che cerchiamo disperatamente una vita migliore, strisciando come vermi paralizzati verso l’infinito

Mi chiedo se la scelta del nome della protagonista (Angelica) sia casuale oppure se, anche qui, l’autrice abbia voluto creare una contrapposizione tra l’indole del personaggio ed il mostro diabolico che la corrode da dentro.

Per redimersi Angelica avrà bisogno di tutte le sue forze. Solo facendo chiarezza nella propria mente riuscirà a ritrovare la voglia di vivere. Talvolta la sofferenza fisica verrà sovrastata da quel senso di inquietudine interiore che nessun farmaco potrà mai curare. Il romanzo è scritto quasi interamente al tempo presente. Questa scelta stilistica fa sì che il coinvolgimento del lettore sia ancora più forte e permette di lasciare aperta una finestra sul futuro: quel tempo che è necessario costruire oggi, affrontando sempre le ferite della propria anima per rinascere. Ancora una volta.

Una volta pensavo che la pioggia riuscisse a cancellare i peccati. Mi ci mettevo sotto con le braccia aperte. Lei, magnifica sopra il mio corpo. Le gocce si schiantano sulla mia faccia. La rigano, come lacrime potenti. Anche io vorrei saper piangere così. La invidio.

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata Alessandra - L'angolino di Ale (black)

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16 pensieri su “Recensione: I ricordi non si lavano di Aurora Frola

  1. Splendida recensione Ale. Ho letto questo libro anni fa e mi trovo completamente d’accordo con te. È una storia dura e cruda, una di quelle storie che servoni, che fanno riflettere e che mostrano la realtà.
    Sono felice sia piaciuto anche a te, nonostante i temi difficili.

  2. Attraverso quello che hai scritto ho potuto percepire le emozioni che ti hanno travolta leggendo questo libro, che senza dubbio è difficile ma che ho voglia di leggere. Bellissima recensione Ale. Baci e buona settimana

    • Concordo. Ed è per questo che mi è piaciuta la tenacia ed il coraggio della protagonista del libro: una donna che sa di aver sbagliato ma che si arrampica a mani nude sulla vita per riprendersi ciò che ha perso.

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