Recensione: Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone di Dale Furutani

Buon mercoledì a tutti! Oggi torniamo in Giappone in compagnia del più famoso tra gli investigatori di sempre. Sì proprio lui: Sherlock Holmes. No, un momento ma Sherlock non era inglese? E cosa ci fa laggiù nel Sol Levante? Questo sì che è davvero un giallo! A parte gli scherzi, questo romanzo di Dale Furutani mi è piaciuto un sacco e non poteva essere altrimenti. Elementare, Watson!


Continua a leggere

Recensione: Orizzonte Giappone di Patrick Colgan

Buon sabato a tutti amici! Oggi riparto con le recensioni e lo faccio con un bel libro di viaggio “Orizzonte Giappone” di Patrick Colgan. Un ottimo spunto per tutti gli amanti dei viaggi e del Giappone. Buona lettura e buon fine settimana a tutti!

Orizzonte Giappone

Titolo  Orizzonte Giappone
Autore:  Patrick Colgan
Casa Editrice :  goWare
Pagine :   78

Prezzo :  su Amazon: 12.99 € cartaceo – 3.74€ eBook


La mia recensioneQuando si è un profondo conoscitore dell’argomento del quale si sta parlando, lo si percepisce immediatamente. Patrick Colgan, giornalista e blogger bolognese, è un vero intenditore di viaggi ed il suo libro “Orizzonte Giappone” ne è la prova. L’autore inizia con un’osservazione su alcuni aspetti tipici della cultura nipponica e lo fa in maniera pulita, essenziale, attraverso descrizioni pratiche ed efficaci. Patrick racconta il proprio approccio nei confronti di un Paese, da lui visitato sei volte, che continua a regalargli nuovi scorci ad ogni visita.

Hiroshima: il parco della Pace. Foto di Patrick Colgan (2011) dal blog “Orizzonti”

Il suo racconto di viaggio è preciso e puntuale, come l’esposizione chiara di un bravo reporter ma, al contrario di quest’ultimo, Patrick Colgan ci rende partecipi anche di un turbinio di emozioni che lo rapiscono trasportandolo laggiù in mezzo all’oceano Pacifico, dove un kimono, un giardino zen o un ramen perfetto hanno la capacità di destarlo dai propri pensieri quotidiani. L’osservazione dell’hanami (la fioritura dei ciliegi) a Kyoto può diventare un modo per mescolarsi tra la folla e perdersi in essa con gli occhi rivolti al cielo. Sfrecciare ad Hiroshima con il modernissimo Shinkansen (treno ad alta velocità)  può essere un occasione per frenare la fretta tipicamente occidentale e fermarsi a riflettere sulla provvisorietà della vita e sulla ferocia dell’uomo. Arrivare alle isole Okinawa significa spingersi ai confini del mondo e lasciarsi andare all’ascolto di ciò che ci circonda, lontani dal chiasso delle metropoli, anche se talvolta ciò significa fare i conti con sé stessi.

[…] è proprio la voglia di arrivare ai bordi delle cartine, di “smentire” e contemplare i brevi paragrafi dedicati nelle guide ai posti fuori dalle strade più battute. Sentirmi un punto nel nulla mi dà le vertigini. Non riesco a descrivere in altro modo quel brivido di emozione irragionevole, lo stesso che provavo da piccolo tirandomi la coperta sopra la testa ed immaginandomi in una tenda al Polo Sud. E viaggiando inseguo continuamente questo sogno di bambino.

Fermarsi laddove lo tsunami ha distrutto tutto non è solo un voler ricordare ma rappresenta la speranza di non dover mai più assistere ad una distruzione tale. Per fare ciò è necessario rendersi predisposti all’ascolto di tutto ciò che ci circonda: un uomo che parla una lingua diversa, un bosco, una strada scolorita, una casa abbandonata, il mare.

L’autore è desideroso di ritornare a casa con qualche fotografia in meno nella macchina fotografica ma con un bagaglio pieno: ricco di nozioni, domande, risposte, emozioni che, mescolandosi nel trolley con la biancheria sporca, possano davvero arricchire il “rullino” della nostra esistenza.

Scatto foto, moltissime, poi capisco che questo momento sta scivolando via, non è così che troverò l’immagine che sto inseguendo. Metto via la macchina e immergo gli occhi nel blu, cerco di rallentare il tempo, di trattenerlo, vorrei che questo viaggio non finisse.

Al di là degli itinerari intrapresi dall’autore e dalle belle fotografie che corredano il libro, ciò che mi ha maggiormente colpita di questa lettura è sicuramente quello slancio positivo che il lettore percepisce tra le righe. Patrick si spinge (e ci spinge) volutamente oltre i confini standardizzati, al di là di quello che può sembrare l’orizzonte come punto di arrivo. L’autore, da buon viaggiatore e conoscitore del mondo (ed in particolare di questa parte del mondo), sa bene che, se si desidera davvero afferrare l’essenza di un popolo e di una nazione, spingersi oltre le canoniche “frontiere” è necessario. Tale “esercizio” è utile non solo al turista per “fotografare” realmente un lato poco conosciuto del Paese nel quale è ospite, ma è utile anche e soprattutto per colui che di quel viaggio vuole farne un tassello della propria esistenza, un mattoncino della propria anima. L’autore ci induce a non credere agli stereotipi sul popolo giapponese e ad abbandonare il giudizio; ciò significa riuscire a trovare nel viaggio quella consapevolezza di sé che solo la vera percezione del mondo e del “diverso” possono suscitare.

Come afferma Patrick Colgan anche all’interno del suo blog: “un viaggio in Giappone è un’iniziazione che non ha mai fine“. Per quanto si possa frequentare un determinato luogo, è sempre bello potersi stupire di un nuovo aspetto fino ad allora nascosto ai nostri occhi.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento o per chi ha in programma un viaggio verso il Sol Levante, vi consiglio di visitare il blog di Patrick Colgan: Orizzonti. Troverete moltissimi itinerari, consigli utili e bellissime immagini scattate direttamente dall’autore durante i suoi viaggi (in Giappone e non solo).

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

Recensione: L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami

Ciao a tutti, cari lettori! Oggi vorrei portarvi in Giappone con l’ultimo romanzo di Murakami, autore che ho conosciuto ed apprezzato attraverso la lettura di “Norwegian Wood. Tokyo Blues“. Non mi resta che augurarvi buon relax con tante belle letture!

L'incolore Tazaki Tsukuru

Titolo  L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio
Autore:  Haruki Murakami
Traduzione di  Antonietta Pastore
Casa Editrice :  Einaudi
Pagine :   272

Prezzo :  20.00€ cartaceo (copertina rigida) su Amazon: 17.00 € cartaceo – 10.99€ eBook


La trama  - L'angolino di Ale

Quando vieni tradito dagli unici amici che hai, quando all’improvviso le persone più care ti voltano le spalle senza una spiegazione, nel tuo cuore si spalanca un abisso dentro il quale è facile precipitare. Tazaki Tsukuru ha convissuto con il dolore di quell’abbandono per troppo tempo. Dopo sedici anni capisce che non può nascondersi per sempre: deve rintracciare gli amici della giovinezza e scoprire il motivo di quel gesto. Ma più di tutto deve scoprire chi è veramente Tazaki Tsukuru.


La mia recensione - L'angolino di Ale
Quando si è adolescenti il gruppo diventa la propria forza e ci si lascia trasportare dalle emozioni del momento. Tazaki Tsukuru all’epoca era uno studente universitario e si sentiva parte integrante di questo gruppo. Ma all’improvviso succede qualcosa ed i suoi quattro amici prendono strade diverse, lontane da lui. Tsukuru, credendo di essere lui stesso la causa di questo allontanamento, si isola sempre di più, cambiando città e dedicandosi alla sua unica passione: lo studio della costruzione di stazioni ferroviarie. Questa separazione dai suoi amici lo rende sempre più apatico e sfiduciato, a tal punto da pensare di voler mettere fine alla propria vita. Tsukuru inizierà a chiedersi il perché di questo distacco senza tuttavia trovare risposte.
Cercare di conoscere il proprio valore è come pesare qualcosa privi di un’unità di misura. L’ago della bilancia non riesce a fermarsi con uno scatto netto in un punto preciso
Tsukuro inizia così a riflettere sul proprio passato ed il suo gruppo di amici. Ciascuno di loro aveva la particolarità di possedere un cognome contenente un colore. Ad esempio: Aka significa rosso oppure Shiro significa bianco. L’unico a non possedere nessun colore è proprio lui, Tsukuru.
L’essere privo di colore gli dispiaceva al punto da sentirsene ferito
Il suo viaggio verso la scoperta della verità sarà lungo e tortuoso e non sarà un viaggio fisico verso una meta precisa, bensì un itinerario dentro sé stesso per scoprire chi è davvero Tsukuru e che cosa può offrire al mondo. Tsukuru si sente escluso ed è stanco di sopportare i “colori” della gente. Vivere è diventato un peso ed il senso di smarrimento è forte.
Ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce
Murakami, con la sua consueta maestria, ci trasporta in un mondo al confine tra realtà e sogno. Le due dimensioni si alternano disorientandoci. A tratti poetico, a tratti filosofico, Murakami esprime tutto il disagio e l’incapacità che i giovani (e non solo) hanno nell’approccio, sano e costruttivo, nei confronti del prossimo. Spesso abbiamo una percezione sbagliata di noi stessi: crediamo di essere in un modo quando, in realtà, gli altri ci vedono in maniera totalmente diversa.
La scelta del titolo non è casuale. L’ideogramma della parola Tsukuru significa “costruire” ed il protagonista, al di là della sua passione per la costruzione delle stazioni, deve necessariamente assemblare i pezzi di sé stesso ed iniziare ad edificare il proprio futuro sulle basi di un passato instabile.
L’atteggiamento degli uomini verso i limiti e i confini è ciò che definisce la loro libertà
Come accade spesso nella letteratura giapponese, le tematiche trattate sono connesse alla morte, la solitudine, il sesso. Il tutto viene vagliato razionalmente dall’autore, il quale, attraverso il suo personaggio, ci mette di fronte ad interrogativi comuni a tutti noi. Tsukuru dovrà viaggiare tra i propri incubi e le proprie incertezze, tra flussi di gente e di emozioni, sfidando la paura di fare, di dire e di agire. Dovrà trovare il coraggio di affrontare la vita, dando voce alle proprie sensazioni. Tutti noi, talvolta, attraversiamo momenti difficili (per un abbandono, una perdita, …) ed in questi momenti pensiamo di non avere più nulla da offrire al mondo. Ciò nonostante diventano questi i momenti in cui la tenacia di un individuo deve emergere, rompendo i vecchi schemi e far sì che quel “valore aggiunto“, quel colore speciale intrinseco in ciascuno di noi, possa nuovamente affiorare. Nessuno di noi è insignificante o vuoto. Semplicemente è necessario trovare la propria stazione da costruire, mettendoci tutte le proprie forze.
La vita è come uno spartito complesso. Piena di semicrome o biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un’impresa ardua e anche saperla leggere correttamente, anche a saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente la capisca e l’apprezzi nel suo giusto valore
Vi lascio con la melodia (un po’ inquietante ma che esprime perfettamente l’essenza del romanzo) citata più volte all’interno del libro. Si tratta di “Anni di pellegrinaggio – Le Mal di Pays” di Franz Liszt.

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

Recensione: Un gaijin in Giappone di Marco Frullanti

Ciao a tutti amici dell’angolino! Oggi chiamo a rapporto tutti gli amanti del Giappone per presentarvi il diario di viaggio di Marco Frullanti, appassionato di manga e videogiochi giapponesi. Una visione alternativa del solito Sol Levante. Buona lettura!

Titolo : Un Gaijin in Giappone

Autore :  Marco “Frullo” Frullanti

Casa editrice :  Nativi Digitali Edizioni

Pagine :  110

Prezzo :   2,99 € eBook (su Amazon)

Trama: Con la scusa di andare a trovare i suoi amici giapponesi, Marco parte per il suo viaggio tra Osaka e Kumamoto, con la missione di scoprire di più su quel bizzarro arcipelago che tanto lo ha affascinato.Da questa esperienza nasce questo libro, con l’obiettivo di trarre un bilancio da quel viaggio tra templi buddisti, sale giochi, onsen, karaoke e ramen, e di rispondere alle domande che assillavano il nostro eroe: cos’è è il Giappone contemporaneo e chi diavolo sono i giapponesi di oggi?

La mia recensione Jap - L'angolino di Ale

La cultura giapponese: questa strana sconosciuta. L’autore di questo libro ha voluto darci una sua visione della cultura contemporanea del Sol Levante.

Questo testo di Marco Frullanti non è una guida turistica, quindi non aspettatevi descrizioni di monumenti o dettagli sui luoghi turistici più conosciuti e di maggiore interesse. Si tratta piuttosto di un diario di viaggio nel quale, giorno per giorno, l’autore annota le proprie impressioni su ciò che sta vivendo in questa sua esperienza di viaggio. Il tutto è raccontato quindi da un punto di vista strettamente personale.

Si parte dall’arrivo spaesato all’aeroporto di Osaka, passando per Umeda, Itami, Kyoto e tante altre tappe, le quali hanno conquistato l’autore (ed il bambino che è ancora in lui). Dato che anch’io sono una “tizia stramba fissata per la cultura nipponica“, credo che sia impossibile non rimanere incantati da un Paese così eccentrico e garbato al tempo stesso. Ciò che si ama del Giappone è proprio la sua eterogeneità: quel modo, tutto suo, di fondere modernità e storia.

Ho apprezzato il non voler “sparare” sentenze, ma il descrivere concretamente una cultura molto distante dalla nostra. Frullanti racconta con il giusto distacco ciò che è diverso, vivendo ed assaporando appieno tutto ciò che il Giappone gli ha offerto. Con (ir)riverenza e rispetto, racconta la propria esperienza descrivendo il suo itinerario passo dopo passo; dopotutto sa di essere un “gaijin” (uno straniero) in questa terra così “cortesemente inospitale”. Ciò che emerge dal suo racconto, infatti, è questa accoglienza impeccabile del popolo nipponico, questi modi estremamente gentili e raffinati che celano, però, un freddo distacco nei confronti dei “visitatori” del loro Paese. Questa imperturbabilità è indubbiamente frutto di una cultura fondamentalmente chiusa, che tenta di approcciarsi allo straniero ma che trova ostacoli nascosti che vanno ben oltre la barriera linguistica.

“I giapponesi ci trattano come noi trattiamo i bambini, guardandoci con sorrisoni di circostanza”

Il Paese dei contrasti irresistibili, della tecnologia iperavanzata, di luci al neon ed affabili inchini regala tanto a chi desidera rifarsi gli occhi ma tiene strettamente per sé tutto il meglio (per paura, forse, che quel meraviglioso “giardino zen” che è il Giappone, venga deturpato dallo sguardo insolente e sgarbato dello straniero); così come nasconde anche alcuni segreti inconfessabili, nascosti sotto un kimono inamidato e senza piega.

“Il Giappone è accogliente, sì, ma mica troppo, non ti fa mai sentire veramente a casa ed ha troppi aspetti inquietanti […] I giapponesi sono un popolo interessante che merita di essere conosciuto oltre i soliti stereotipi”

Talvolta l’autore utilizza un linguaggio un po’ troppo, diciamo, “colorito” (ma questa è una mia osservazione del tutto personale) probabilmente per colpa dell’entusiasmo e del trasporto con il quale racconta il viaggio, certamente ricco di forti emozioni. Molto interessanti i brevi consigli proposti per visitare questo Paese (il quale di per sé non è molto a buon mercato) spendendo poco per volo/hotel/escursioni/ecc. Effettivamente, con piccoli e semplici accorgimenti, è possibile visitare la terra dei samurai senza dover fare un mutuo.

Marco Frullanti ci racconta quindi, in modo assolutamente informale ed amichevole, il suo viaggio. La sua “esplorazione” va dagli intrattenimenti ai mezzi di trasporto, dagli onsen (le terme giapponesi) ai konbini (minimarket aperti a qualunque ora), dalla cucina alla sperimentazione dell’estrema cortesia ed efficienza di “Nippolandia” (come lo definisce lui da buon amante di manga, anime, otaku e videogiochi).

Con fare sarcastico e disincantato, il “Bill Bryson nostrano” fa confronti (Osaka vs Tokyo), testa la tecnologia nipponica (come dimenticare i WC futuristici giapponesi?) e si lascia incuriosire dalle mille attrazioni, dagli sguardi, dai gusti. Il tutto è, ovviamente, narrato dal punto di vista maschile. Sarebbe interessante riscrivere lo stesso diario da un punto di vista femminile (chissà che un giorno la signora “Frulla” non decida di cimentarsi!).

Ironico, pungente e scherzoso, “Un Gaijin in Giappone” è una lettura piuttosto divertente, adatta a chi desidera vivere in spensieratezza, attraverso gli occhi dell’autore, un’esperienza di viaggio fuori dai soliti schemi, in un Paese che sa sempre affascinare anche i più scettici.

L'autore Jap - L'angolino di Ale

Marco Frullanti, detto “Frullo”, si occupa di gestione editoriale ed attività di marketing per la sua casa editrice Nativi Digitali, dedicata esclusivamente alla pubblicazione di opere in eBook. Appassionato di libri, videogiochi e musica ha raccontato questa sua ultima passione nel suo primo eBook: “Anni ’90 – Dagli 883 a Carmageddon” (Nativi Digitali Edizioni). Trovate qui la sua pagina Facebook e qui il suo contatto Twitter. Potete scaricare qui un estratto gratuito di “Un Gaijin in Giappone“.

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

Recensione: 1Q84 Libro 1 e 2 aprile-settembre di Murakami Haruki

Ciao lettori! Oggi per voi la rilettura della mia recensione di “1Q84 Libro 1 e 2 aprile-settembre” di Murakami Haruki, pubblicata su Eden Style Magazine il 25 settembre 2012. Buona lettura!

Murakami

Titolo  1Q84 Libro 1 e 2 aprile-settembre
Autore :  Murakami Haruki
Traduzione di Giorgio Amitrano
Casa Editrice :  Einaudi
Pagine :   719
Prezzo :  20.00 € cartaceo (su Amazon: 17.00€)

La mia recensione

Prima di iniziare a leggere questo romanzo dovete essere consapevoli del fatto che una volta entrati nel mondo di Murakami nulla intorno a voi sarà più uguale.
La storia è ambientata in una Tokyo anni ’80 e si snoda su due linee narrative. La prima racconta di Aomame una trentenne che ufficialmente fa l’insegnante presso un circolo sportivo, ma che cerca di vendicare le donne o i bambini che subiscono delle violenze, ed ha all’attivo 3 uomini assassinati. La seconda linea narrativa invece racconta il quotidiano di Tengo, un ragazzo che sogna di diventare scrittore e che nel frattempo insegna in una scuola.

Aomame nel pieno di un ingorgo sulla tangenziale segue il consiglio del taxista di scendere e di proseguire a piedi fino ad una scala di emergenza poco distante, che le permetterà di raggiungere più velocemente il centro città.
Nel frattempo Tengo viene convinto da Komatsu, un editor calcolatore e senza scrupoli, a riscrivere la “Crisalide d’aria“, un libro proposto ad un concorso per giovani scrittori. Tengo però ha qualche dubbio in quanto si rende subito conto della pericolosità del progetto, che può essere inteso come una vera e propria truffa, un crimine. Tengo cerca di conoscere meglio la vera autrice di questo libro, Fukaeri, una giovane ragazza affetta da gravi problemi di dislessia; questo complicherà non poco la già difficile situazione di questo bizzarro piano.

Aomame dopo aver utilizzato l’espediente delle scale di emergenza si troverà ad affrontare un mondo che apparentemente sembra essere cambiato e che chiamerà “anno 1Q84” dove la Q sta per “question mark”, il punto interrogativo.
Aomame si ritrova a dover affrontare nuove missioni e nuovi segreti per poter combattere le ingiustizie e le violenze sulle donne. Ma continuano ad accadere cose bizzarre. Il cielo improvvisamente è illuminato da due lune. Aomame deve trovare le forze per mantenersi lucida in modo che la sua capacità di giudizio non venga offuscata da questa realtà “astratta”. Anche Tengo si rende conto di respirare un aria diversa, il tempo sembra scorrere ad un ritmo nuovo.

Questo romanzo è senz’altro un omaggio ad Orwell ed al suo “1984”.  Anche qui viene sottolineato il fatto che la storia venga continuamente riscritta e modificata fino al punto in cui nessuno è più in grado di distinguere la verità dalla finzione; cosi come le parole le quali cambiano significato causando una sensazione di smarrimento nei protagonisti della storia.
Entrambi i protagonisti, infatti, percepiscono una diversa natura dello spazio-tempo, i confini a loro noti in passato sembrano non esistere più; stanno forse vivendo in un mondo parallelo? I due giovani dovranno lottare con tutte le loro forze per portare alla luce la verità, nonostante la loro paura sia proprio quella di venire ingannati da questa stessa realtà.

Le due storie si intrecciano e situazioni assurde ed a tratti inquietanti si susseguono senza sosta.
Le tematiche trattate sono quelle sulle quali un uomo nel corso della propria vita non può fare a meno di interrogarsi. L’amore, la morte, il sesso, l’infanzia, le varie fasi della vita contraddistinte inevitabilmente da cambiamenti vissuti con una sensibilità diversa a seconda dell’esperienza acquisita.
Emergono anche dei problemi sociali caratteristici, purtroppo, della società giapponese (e non solo) quali ad esempio il disagio sociale ed il malessere di una gran parte dei giovani, che sfocia talvolta in atti estremi come il suicidio.
L’intento è quello di cancellare la sottile linea che separa i “due mondi”, aprendo gli occhi alla vera realtà nella quale viviamo, riacquistando ciò che è nostro: la nostra identità.

Se vi spaventano le 718 pagine del libro vi assicuro che scorrono via in un attimo, sebbene siano dense e ricche di elementi sui quali ragionare.
Definire un romanzo di Murakami non è cosa semplice: onirico, surreale sono le parole che si adattano meglio a questo scopo. Quel che è certo è che la lettura di questo libro non lascia neutrali. I sentimenti in gioco sono talmente tanti che o lo si ama o lo si odia. Murakami rientra nella tipologia di scrittori che sanno ipnotizzare il lettore, nonostante la sobrietà della scrittura. Murakami risveglia, smuove e trascina il lettore all’interno di questa originale storia ricca di enigmi. Sarà interessante leggerne il seguito. La terza parte della trilogia, “1Q84-Libro 3 ottobre-dicembre” è uscita il 16 ottobre 2012, pubblicata sempre da Einaudi.

Quello in cui vivo non è un mondo di finzione. È un mondo reale, pieno di smagliature, difformità, anticlimax

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

Primavera. Rinascita. Sakura.

PrimaveraBuon pomeriggio a tutti amici! E buona primavera! Un paio di giorni fa (il 20 marzo : equinozio di primavera) siamo entrati ufficialmente nel periodo più dolce dell’anno. Questo significa: giornate più lunghe, più luce, più sole (si spera!) e quindi più energie per i nostri corpi ingrigiti e le nostre menti assonnate (voi direte… “parla per te!”).

Sono proprio contenta che questo lungo inverno sia, finalmente, terminato. Nonostante il lavoro mi “rubi” gran parte del mio tempo, la mia mente non può rimanere ferma e già mi frullano in testa nuove idee e nuovi progetti (spero di riuscire a tenere fede alla parola data qui in occasione della stesura dei buoni propositi 2014). Sono positiva. Per una volta voglio crederci. Voglio uscire dal mio “letargo” e rinnovare i miei pensieri, i miei sogni.

Come sapete, sono appassionata di Giappone e cultura giapponese e leggendo un po’ di articoli qua e là, ho trovato sul bellissimo blog di Laura Imai Messina, Giappone Mon Amour (che seguo ormai da anni) una bella canzone intitolata “Sakura” di Moriyama Naotaro, dedicata proprio ai sakura, ovvero agli alberi (ed ai fiori) di ciliegio (in giapponese:  さくら ).

Nature-Sakura-Flower

Nel testo della canzone si parla dell’attesa di un incontro sul viale dei “sakura” , del momento in cui la tristezza scomparirà, lasciando posto ai sorrisi e ad un futuro luminoso. Anche se si cade, ci si può rialzare e continuare a camminare. Trovo questa canzone bellissima e perfetta per iniziare la nuova stagione con parole ricche di speranza. Da quando l’ho ascoltata non riesco a fare a meno di canticchiarla nella testa! …ovviamente ricordo solo un paio di parole (ahimè il mio corso di giapponese è rimasto alla lezione 2 ma…posso migliorare!). Devo trovare il tempo, devo, assolutamente! Non posso lasciarmi sfuggire l’occasione di imparare. I libri servono a questo, no?

Per chi volesse cimentarsi, ecco il testo :

Bokura wa kitto matteru
Kimi to mata aeru hibi o
Sakuranamiki no michi no ue de
Te o furi sakebuyo
Donnani kurushii toki mo
Kimi wa waratteirukara
Kujikesooni narikakatemo
Ganbareru kigashitayo

Kasumiyuku keshiki no naka ni
Ano hi no uta ga kikoeru

Sakura sakura ima sakihokoru
Setsuna ni chiriyuku sadame to shitte
Saraba tomo yo tabidachi no toki
Kawaranai somo omoi o ima

Imanara ierudarooka itsuwari no nai kotoba
Kagayakeru kimi no mirai o negau
Hontoo no kotoba

Utsuriyuku machi wa marude
Bokura o sekasuyooni

Sakura sakura tada maiochiru
Itsuka umarekawaru toki o shinji
Nakuna tomo yo ima sekibetsu no toki
Kazaranai ano egao de saa

Sakura sakura iza maiagare
Towani ni sanbameku hikari o abite
Saraba tomo yo mata kono basho de aoo
Sakura maichiru michi no
Sakura maichiru michi no ue de

Condivido con voi questa canzone, sperando un giorno di poter andare in Giappone per l’Hanami e poter ammirare la fioritura di questi bellissimi alberi. Buona primavera a tutti!  🙂Alessandra - L'angolino di Ale (black)