Recensione : La dieta del digiuno di Umberto Veronesi

Buongiorno a tutti! Oggi torniamo sull’argomento “alimentazione” parlando del libro “La dieta del digiuno” di Umberto Veronesi. Sono curiosa di sapere cosa ne pensate. A presto e buona lettura!

Titolo:  La dieta del digiuno
Autore:  Umberto Veronesi
Casa editrice :  Mondadori
Pagine:   137
Prezzo : 15.00 €
(su Amazon: 13.52€ cartaceo/6.99€ eBook)

           La trama4
L’oncologo Umberto Veronesi suggerisce delle abitudini alimentari in grado di aiutare l’organismo a costruire naturalmente le proprie difese immunitarie e a prevenire l’insorgenza di malattie quali il cancro. Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale e direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, con le sue ricerche ha salvato numerose vite. La sua attività a tutela della salute dell’uomo si divide tra la sala operatoria e la prevenzione. Egli ritiene infatti che la battaglia più importante per sconfiggere i tumori venga combattuta prima dell’insorgere della malattia. Per vincere contro una delle più temibili piaghe dei nostri tempi è necessario adottare un corretto stile di vita. Secondo Umberto Veronesi, vegetariano convinto per motivi etici, ma le cui affermazioni si basano su fondamenti scientifici, una corretta alimentazione valida a prevenire il cancro dovrebbe basarsi su una quantità di carne quasi nulla, in favore di frutta e verdura.

La mia recensione

Leggendo il titolo del libro è facile intuire il percorso che desidera farci affrontare l’autore. Umberto Veronesi, noto oncologo, non si perde in mezzi termini ma va dritto al punto: “Mangiare troppo fa male“. Su questo non c’è alcun dubbio. Lo dimostrano le tantissime malattie legate all’eccesso di cibo e all’abuso di condimenti e di alimenti poco salutari. Ridurre il consumo di cibi “spazzatura” (detti anche “junk food”) può aiutare il nostro organismo a non immagazzinare tossine dannose dalle quali possono scaturire malattie, spesso anche gravi. Veronesi non solo ci consiglia di evitare questi alimenti ma rovescia la prospettiva e ci raccomanda di seguire un percorso nutritivo fatto di poco o nulla. Lui stesso afferma di seguire da anni un regime molto restrittivo che prevede, talvolta, anche il digiuno completo. Il digiuno può infatti aiutare l’organismo ad eliminare le scorie accumulatesi nel tempo e a disintossicarlo.

Se la prima regola è mangiare poco e digiunare un giorno alla settimana, la seconda è saper scegliere gli alimenti correttamente

Per combattere le malattie è necessario aiutarci ed aiutare il nostro corpo attraverso uno stile di vita sano (lontano dai vizi del fumo e dagli eccessi in generale) con una costante attività fisica e naturalmente una dieta adatta. Veronesi tratta dapprima l’importanza di un approccio legato al vegetarianismo attraverso alcuni cenni storici. Secondo l’autore per stare bene è fondamentale eliminare del tutto la carne (o per lo meno limitarne il consumo). L’autore chiarisce la sua personale scelta legata a questo punto, non solo strettamente connessa ad un aspetto benefico sulla salute ma anche connessa a motivazioni di ordine etico-filosofico, ovvero legate all’evoluzione della specie umana.

Gli effetti del cibo sul nostro organismo possono essere assolutamente benefici così come devastanti. Per questo motivo Veronesi sottolinea l’importanza della scelta degli alimenti che mettiamo giornalmente sulla nostra tavola.

Umberto Veronesi

Umberto Veronesi

La strada intrapresa da Veronesi è ardua e richiede tanta determinazione. Il digiuno è certamente un gesto estremo, che va praticato con cautela e moderazione e preferibilmente sotto consiglio medico. Nonostante questo è sempre possibile estrapolare dal saggio di Veronesi molti spunti validi per fare in modo che l’alimentazione costituisca un beneficio per la nostra “macchina” e non un freno che possa farla “ingolfare”.

L’importanza della prevenzione legata all’alimentazione rappresenta una scelta che ciascuno di noi può decidere di osservare (e detto da un oncologo fa sicuramente un certo effetto). L’autore esprime tale esigenza attraverso l’espressione giapponese ishokudoghen, ovvero «il cibo è medicina», filosofia legata alla famosa dieta Okinawa (basata sull’osservazione delle abitudini alimentari degli ultracentenari della popolazione proprio di quella zona del Giappone).

Successivamente l’autore fa una carrellata sulle proprietà ed i benefici di alcuni alimenti e delle interazioni che esistono tra il cibo ed il nostro corpo. La qualità e la varietà degli alimenti rappresenta un bonus per la nostra salute. Soia, frutta secca, legumi, cereali, verdure, ortaggi, tè verde. Alcuni di questi alimenti sono considerati utili alla prevenzione delle malattie cardiovascolari ed alcuni sono considerati addirittura degli antitumorali.

Questo progetto di prevenzione e restrizione calorica prevede, verso la fine della lettura, alcune facili e veloci ricette (rigorosamente vegetariane) da provare a casa.

L’intento di questo approfondimento è quello di farci capire che è necessario curare il nostro rapporto (spesso malato) con il cibo (evitando così anche gli sprechi) attraverso uno studio su noi stessi e sulle nostre reali esigenze e soprattutto attraverso una nuova cultura alimentare.

Investire in alimenti sani significa investire sul proprio benessere

Personalmente sono rimasta un po’ delusa dalla mancanza di dati scientifici (scelta probabilmente voluta proprio per evitare la creazione di un manuale troppo ostico) ma soprattutto dalla scarsità di nuovi elementi. Le tematiche trattate, certamente importanti ed utili, sono ormai già note a tutti noi. Oggigiorno è sufficiente accendere la tv per imparare la filastrocca del “mangiare le verdure fa bene” oppure basta aprire un magazine femminile (ma non solo) per trovare ricette e consigli di vario genere per mangiare bene e restare in forma. Per quanto io stimi Veronesi, come medico e scienziato, non ho trovato all’interno di questo libro quel qualcosa in più che speravo di trovare. Ma forse, dopotutto, la via da seguire per stare bene è proprio, come ribadito da Veronesi, quella che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che spesso, stupidamente, non seguiamo per pigrizia o per voler seguire sempre e comunque il “nuovo” o chissà quale nuova bizzarra teoria. Noi italiani siamo fortunati e non lo sappiamo: la dieta mediterranea è patrimonio culturale immateriale dell’umanità (come dichiarato dall’UNESCO nel 2010). Dovremmo far tesoro di questo e ripartire da qui per riflettere e rivedere le nostre abitudini e preferenze alimentari.

La regola del “mangiare meno e mangiare meglio” è universalmente valida ed è certamente questa la formula per iniziare a stare bene e lavorare sulla diffusione di una maggior consapevolezza su ciò che mangiamo, come ha fatto Veronesi con questo saggio, è indubbiamente utile a tutti noi.

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Recensione: Io che amo solo te di Luca Bianchini

Buon mercoledì a tutti! Oggi voglio parlarvi di una delle mie ultime letture. Si tratta di un libro troppo carino di un altrettanto autore troppo carino! Sto parlando di Luca Bianchini ed il suo “Io che amo solo te“. Buona visione…ehm…buona lettura (per il momento…) !
Titolo : Io che amo solo te

Autore : Luca Bianchini

Casa Editrice : Mondadori

Pagine:  262 – Prezzo :  16.00 €  (su Amazon: 13.60€)

Trama

Ninella ha cinquant’anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell’uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori.

La mia recensione

Di Luca Bianchini ci si innamora subito. Punto. La recensione è finita, andate in pace. Va bene, ok , cercherò di spiegarmi meglio. Cercherò di farvi capire che a volte raccontare la quotidianità, nella sua sincera semplicità, è la strada migliore per riappropriarci delle nostre tradizioni più vere, del nostro Paese quello autentico, libero da artefizi ed inutili complicazioni. Sin dalle prime pagine si entra in un perfetto quadro famigliare del sud: la mamma Ninella, le figlie Chiara e Nancy, gli zii e zie del nord, schiere di parenti ed amici sparsi in ogni angolo d’Italia. Così fin dall’inizio il lettore decide di mettersi comodo, di togliersi le scarpe e di godersi il panorama della splendida Puglia. Con disinvoltura ci affacciamo su una delle terrazze più incantevoli d’Italia: Polignano a Mare. Questa perla dell’Adriatico fa da cornice al matrimonio del secolo: quello tra Chiara (la figlia di Ninella) e Damiano (il figlio di Don Mimì). Ninella, rimasta vedova da tempo, non ha mai smesso di pensare al suo primo e proibito amore, Don Mimì. Quest’ultimo sposato e con due figli maschi nasconde dietro ai suoi silenzi tutto l’amore provato in gioventù per quella bella sarta di paese. Il destino ha voluto che i rispettivi figli si incontrassero e si innamorassero per coronare finalmente il loro amore in un matrimonio memorabile. Ma il matrimonio di Chiara e Damiano non è un “semplice matrimonio” bensì il wedding party più “in” di tutta la Puglia. Il romanzo è tutto un divenire: dalla scelta dell’acconciatura, ai provini con il fotografo, passando per la scelta del bouquet e della corista per l’Ave Maria, all’assegnazione dei posti, fino al grande e fatidico giorno del sì. Tutto viene studiato nei minimi dettagli, non tanto dagli sposi (impegnati nell’estremo tentativo di esorcizzare la paura del matrimonio con  evasioni e capricci dell’ultimo minuto) quanto dalla madre di lei, Ninella e la futura suocera, Matilde.Quest’ultima, per non pensare al suo matrimonio in dissesto, tenta di mettere il suo becco da First Lady in tutte le decisioni importanti, cercando di gestire il tutto, aggiungendo pizzi e merletti in ogni dove.

I preparativi sono agli sgoccioli ed è tutto un fermento. C’è chi va, c’è chi viene, c’è chi si ammutolisce dall’agitazione e chi invece si deciderà a dichiararsi.

Abiti, acconciature, buffet presidenziali con una mise en place raffinata, tutto è pronto. L’intento è quello di esagerare, ostentare (almeno per un giorno). Ed è così che, tra sorrisi e lacrime, gelosie e tradimenti, Chiara e Damiano arriveranno all’altare.

Luca Bianchini è stato molto abile nel descrivere i personaggi ed i loro pensieri. Ciascuno di loro è attivo e partecipe, tutti sono protagonisti dell’evento e collaborano alla creazione di un progetto di vita che, non solo dovrà rendere felici i due sposi ma dovrà rallegrare gli animi dell’intera città di Polignano. Nessuno dovrà rimanere scontento o insoddisfatto. Tutti dovranno parlare bene delle due famiglie. Sia gli Scagliusi che i Casarano ci tengono a fare bella figura e nulla verrà lasciato al caso. Anche gli “addetti ai lavori” diventeranno pilastri insostituibili di una giornata indimenticabile: Vito Photographer, Lucia Coiffeur, Giancarlo Showman: tutti loro rappresentano uno spaccato di un’Italia autentica. Splendidi gli intercalari dialettali che rendono ancora più viva e vera la narrazione (al termine della lettura del libro parlavo barese, o meglio, polignanese, anch’io!)

“La Puglia è grande, ma è come un paese. Se scavi un po’, si conoscono tutti”

Tra tutti i personaggi del romanzo se dovessi svelarvi il mio preferito direi che sicuramente sarebbe Ninella: donna forte, semplice, genuina. Una donna d’altri tempi che riesce ancora ad intimidirsi per dei colpi di sole leggeri e per una collana di corallo ricevuta come regalo tanti anni addietro. Ninella è vera, autentica, non appariscente, sbruffona ed egocentrica come zia Dora; non gelosa e tormentata come la Première Dame della consuocera. Ninella prende posto a lato della scena ma alla fine è lei la protagonista assoluta.

Il mood dei personaggi è lampante, l’agitazione è palpabile. Uomini e donne vivono l’attesa dell’evento in maniera differente ed il lettore non può far altro che farsi travolgere da questo trambusto, divertente e spassoso. Anche il maestrale diventa interprete di uno stato d’animo collettivo ed aiuterà a spazzare via vecchi rancori, vecchie paure, porterà aria nuova e chiuderà finalmente vecchie ferite.

Io che amo solo te” è una commedia contemporanea, una sorta di “Dynasty” pugliese. È tutto un trionfo di emozioni, un susseguirsi di eventi e colpi di scena irresistibili. La melodia della canzone di Sergio Endrigo, dalla quale è stato tratto il titolo del romanzo, rende tutto ancora più dolce e malinconico. Una lettura davvero speciale ed esilarante, nella quale si respira il profumo del mare e dell’amore.

Ed ora non ci resta che attendere la trasposizione cinematografica.

N.B. = Piccola postilla per Luca Bianchini :  “Luca sei troppo un grande, …e capeit ‘u fatt ?”

L'autore4

Luca Bianchini è nato a Torino l’11 febbraio 1970. È uno scrittore, giornalista e conduttore radiofonico. Il suo romanzo d’esordio è “Instant Love” successivamente se è dedicato alla stesura della biografia ufficiale di Eros Ramazzotti. Nel 2011 pubblica “Siamo solo amici” e nel 2013 escono “Io che amo solo te” e successivamente “La cena di Natale” tutti pubblicati da Mondadori.  Luca Bianchini collabora con Vanity Fair per il quale cura un blog. Attualmente l’autore è occupato anche nella stesura della sceneggiatura di “Io che amo solo te“. Trovate qui il sito ufficiale dell’autore.

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Luna di miele a Parigi di Jojo Moyes

Ciao a tutti! Oggi torniamo a parlare d’amore e andiamo con Jojo Moyes a fare non uno ma ben due viaggi di nozze a Parigi. I romanticoni sono pregati di accomodarsi, buona lettura!

Titolo :  Luna di miele a Parigi

Autrice :  Jojo Moyes

Traduzione di Dallavalle M.C.

Casa editrice :  Mondadori

Pagine :  89

Prezzo :   3.90 € cartaceo

(su Amazon: 3.32 € cartaceo)

Trama

Al centro di questo racconto due romantiche e tormentate storie d’amore quella di Sophie e Édouard Lefevre in Francia durante la Prima guerra mondiale e, circa un secolo dopo, quella di Liv Halston e suo marito David. “Luna di miele a Parigi”  si svolge alcuni anni prima degli eventi narrati nel romanzo “La ragazza che hai lasciato,” quando le due coppie si sono appena sposate. Sophie, una ragazza di provincia, si ritrova immersa nell’affascinante mondo della Belle époque parigina ma si rende conto ben presto che amare un artista apprezzato come Édouard implica qualche spiacevole complicazione. Circa un secolo più tardi anche Liv, travolta da una storia d’amore appassionante, scopre però che la sua luna di miele parigina non è la fuga romantica che aveva sperato…

Il mio commento nell’angolino

Ho conosciuto Jojo Moyes, scrittrice e giornalista inglese, attraverso la lettura di “Io prima di te” un romanzo intenso e coinvolgente che avevo addirittura inserito nella mia rubrica “Book spending review“. Se in tale occasione sono rimasta entusiasta e soddisfatta della lettura, purtroppo non posso dire altrettanto per la lettura di questo racconto “Luna di miele a Parigi“. Due coppie di novelli sposi si ritrovano, in due epoche differenti, alle prese con le prime discussioni e disaccordi matrimoniali. Sophie e Édouard sono i due protagonisti del racconto ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. Lui artista, lei ragazza di provincia che arriva a Parigi e rimane folgorata dalle sue bellezze. Gli altri due sposini sono Liv e David: due ragazzi dei giorni nostri, entrambi super impegnati con il lavoro. Quest’ultimo entrerà prepotentemente all’interno della loro luna di miele, rovinando attraverso continui appuntamenti e telefonate,  i piani che Liv aveva romanticamente creato nella propria immaginazione.

Due lune di miele apparentemente disastrose: entrambe le sposine sperano in un momento da trascorrere con il proprio amato, senza interruzioni, senza intrusi; un inizio di vita a due perfetto, un modello da seguire per il resto della vita ma…non sarà esattamente così. Ricordarsi di essere in due è il primo passo per uscire dalla classica mentalità solitaria del single. Tra delusioni, infelicità, progetti, tradimenti, gelosie Jojo Moyes tratteggia il carattere dei suoi personaggi, soprattutto quelli femminili, sottolineando le caratteristiche ed i desideri di ciascuna giovane donna innamorata, appartenente a qualsiasi epoca. Ciascuna di loro vive con la consapevolezza che quel momento non tornerà e che una luna di miele (nella maggior parte dei casi) non può durare per sempre.

Hanno detto che la luna di miele è un’occasione unica, un momento della nostra vita che non avrei più rivissuto

L’intreccio dei due racconti è ben alternato ed salti temporali da un’epoca all’altra non disturbano la lettura.

Nonostante ciò, la lettura di questi racconti devo dire che non mi ha per nulla soddisfatta. Probabilmente l’estrema brevità  del racconto non fornisce alla storia lo spazio sufficiente per “decollare”. Bisogna dire che si tratta di un prequel (quindi una sorta di introduzione al romanzo vero e proprio) che presuppone uno sviluppo ulteriore della storia e spero che questo racconto possa trovare una degna risoluzione nel romanzo vero e proprio (“La ragazza che hai lasciato“). Come racconto a sé stante “Luna di miele a Parigi” non emoziona più di tanto e lascia quella spiacevole sensazione di incompiutezza che, personalmente, non gradisco. Naturalmente non è opportuno valutare un romanzo semplicemente dal suo prequel. Mi domando chissà se nel suo ultimo romanzo, Jojo Moyes avrà riscoperto e raccontato con passione quelle emozioni autentiche e così genuine che aveva proposto in “Io prima di te” ? Se un giorno dovessi leggere “La ragazza che hai lasciato” vi farò sapere.

Una cosa è certa: non sono una lettrice amante di prequel! Preferisco un romanzo unico che abbia un inizio, uno sviluppo ed una fine certa. Ma i gusti sono gusti!

E voi che mi dite? Vi è mai capitata un’esperienza di lettura simile? Vi fate tentare dai prequel oppure, come me, preferite andare dritti al sodo? Come al solito, attendo i vostri commenti! Buon fine settimana a tutti!

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata

Recensione: A capotavola di Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Ciao a tutti! Quando si parla di tavola, cari miei, la buongustaia Ale esce dal suo angolino e si fionda sulle varie prelibatezze che offre la casa! Oggi voglio presentarvi una sorta di enciclopedia culinaria alternativa. Si tratta di “A capotavola” un bel libro illustrato ricchissimo di storie ed aneddoti interessantissimi su cuochi, gastronomi e buongustai. E voi? A quale categoria appartenete?

 

Titolo :  A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai

Autori : Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Casa editrice :  Mondadori

Pagine :  187 – Prezzo : 18.00 €

(su Amazon: 15.30 € cartaceo / 9.99 € ebook )

La trama

La buona cucina è un agente morale. Per buona cucina intendo la preparazione coscienziosa del semplice cibo quotidiano, non la più o meno talentuosa elaborazione di oziosi banchetti e piatti eccentrici. Il proposito di un libro di cucina è uno e inequivocabile. Il suo unico obiettivo concepibile non può essere che accrescere la felicità degli esseri umani.” È sorprendente scoprire che l’autore di queste righe è Joseph Conrad, nella prefazione al libro di ricette pubblicato nel 1923 da sua moglie Jessie. “A capotavola” è intessuto di sorprese simili a questa: perché scruta attraverso la lente della passione gastronomica le vite di una galleria di personaggi straordinari.

La mia recensione

La cucina è uno dei luoghi più belli e vissuti della casa: è un luogo di ritrovo, di condivisione e di esaltazione dei sensi. È un luogo caldo ed accogliente ed è proprio il luogo sul quale si incentra questo bel libro scritto da due appassionati della buona cucina. Ciascun capitolo è dedicato ad un personaggio ed al suo rapporto con il cibo e la cucina. Abbiamo personaggi celebri ed altri quasi sconosciuti ai più; personalità politiche, scrittori, giornalisti, scienziati, gastronomi ed anche personaggi di fantasia. Ciascuno di loro ha avuto, in un modo o nell’altro, a che fare con la buona cucina ed è assolutamente interessante  leggere e scoprire le loro storie. Ogni capitolo è ricco di spunti interessanti ed emergono ricordi di vita inediti.

A capotavola“, oltre ad essere ricco di illustrazioni ed appassionanti racconti  di vita, rappresenta anche un contenitore di moltissime frasi e citazioni importanti ed utili per comprendere il significato di questo lavoro di ricerca compiuto dai due autori.

La cucina è fisiochimica, a pensarci, ma rimane formula vana se al mestiere non si aggiunge la poesia, dunque l’amore, l’estro, l’inventiva costante” (Gianni Brera)

La tavola è un conforto per l’animo e non è necessario essere dei masterchef per inventare nuovi piatti o per scrivere un libro di ricette. Il signor Béchamel, ad esempio, era un ricco finanziere e probabilmente non si aspettava nemmeno lui di creare una delle salse più utilizzate per la preparazione di cibi (e noi amanti delle lasagne lo ringraziamo infinitamente!)

Sensibilità, passione ed originalità: sono questi i semplici ingredienti per creare un capolavoro per il palato e non solo.

La “scienza” gastronomica è alla portata di tutti ed anche illustri scrittori e filosofi hanno lasciato traccia del loro rapporto con la cucina. Tra le pagine di questo libro scopriamo ad esempio gli “esperimenti” di Alexandre Dumas, le intuizioni di Epicuro, e le origini dell’ appetito vorace di Ernest Hemingway.

Tra le pagine si incontrano tantissimi personaggi come Alessandro Volta,  ed ancora la torta di mele di Nonna Papera fino all’invenzione di quello che oggi è il “dado da cucina” del chimico tedesco Von Liebig. Ma anche Alessandro Volta, Yuan Mei, Agatha Christie, Georges Simenon e tanti altri.

Come dimenticare ad esempio André Michelin: universalmente conosciuto come industriale produttore di pneumatici il quale ha saputo come rilanciare le sorti della sua azienda grazie ad un ingegnoso metodo pubblicitario: un librettino rosso che oggi è diventato un punto di riferimento fondamentale per chi è alla ricerca di un buon ristorante: la guida Michelin.

Il libro è inoltre correlato da alcune ricette di piatti tipici della nostra tradizione, come ad esempio le ricette a base di tartufo nero del famoso compositore Gioacchino Rossini. È interessante e sorprendente leggere come, personaggi impegnati in tutt’altro nella loro vita, hanno saputo lasciare traccia del loro amore per il buon cibo.

Buona tavola non significa solo buon cibo, ma anche buone bevande. I due autori di “A capotavola” ci accompagnano alla scoperta della storia del signor Earl Grey e del suo classico tè aromatizzato al bergamotto fino al racconto della vita di Dom Pérignon, monaco benedettino grazie al quale oggi possiamo degustare le mille bollicine dello champagne.

Leggendo questo libro si ha la possibilità di studiare in modo alternativo il significato di “buona cucina”. Oggi è sufficiente accendere la tv per ritrovarsi subissati di programmi inerenti ricette e leccornie varie e tutti coloro che amano sperimentare in cucina si rivedono in quei grandi chef, i quali talvolta hanno perso l’entusiasmo ed il significato della vera cucina per dedicarsi allo spettacolo e quindi al cosiddetto “show biz” o show business, in altre parole all’industria dello spettacolo. Ma, secondo voi, si può ridurre tutto ad un’attività economica? Oppure è possibile difendere e conservare intatta la “filosofia” della cucina lasciando che essa ci garantisca quel senso di appartenenza e di amabile familiarità che la contraddistingue?

Trovo sia utile questo testo per riscoprire l’obiettivo primario della cucina che è quello, come disse Conrad, di “accrescere la felicità degli esseri umani” ed io non posso che concordare con il suo pensiero. È stato molto piacevole immergersi tra le pagine di questa piccola enciclopedia e conoscere risvolti originali di vite dedicate, per passione o per caso, ad uno dei piaceri della vita, ovvero la buona tavola ed il buon cibo.

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Recensione: Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams

Buongiorno lettori terresti! Oggi il mio angolino si sposta nello stazio intergalattico di Douglas Adams. Ok, no non vi preoccupate non sono diventata matta del tutto! Ma vorrei darvi la mia opinione sul libro “Guida galattica per gli autostoppisti” il primo volume dell’omonima saga stellare di questo famoso scrittore britannico di fantascienza.

 Titolo :  Guida galattica per gli autostoppisti

Autore :  Douglas Adams

Casa editrice : Mondadori

Pagine :  224

Prezzo :  9.50 €

(su Amazon  : 8.08 €)

La trama L'angolino di Ale

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione…

La mia recensione  L'angolino di Ale

Il primo pensiero che ho avuto leggendo le prime pagine di questo libro è stato “ma davvero è stato pubblicato nel 1979?”. L’autore è stato talmente bravo a descrivere oggetti e dispositivi elettronici, da anticipare in modo assolutamente avanguardista tutta la tecnologia che oggi utilizziamo giornalmente. Questo primo libro della serie si presenta davvero come un testo frizzante e divertente. Il protagonista, Arthur Dent, si ritrova a dover proteggere la sua casa da un’imminente demolizione a causa della necessità di costruire un pezzo dell’autostrada intergalattica che dovrà collegare la Terra con altri pianeti. A nulla servirà disperarsi e sdraiarsi al suolo per evitare l’avanzare delle ruspe. Il suo amico e ricercatore itinerante, Ford Prefect, lo aiuterà a non dare troppo peso ai suoi beni terreni (tra cui la casa) in quanto il mondo sta finire. Così nel frattempo che l’escavatore distrugge l’ultima parete della casa di Arthur, i due, come se nulla fosse, vanno al bar a prendersi una birra. Qui Ford inizia a spiegare ad Arthur l’importanza di leggere un libro che custodisce gelosamente nella sua borsa; si tratta di una vera e propria guida per chi, come loro, dovrà arrangiarsi nei meandri delle galassie. Questo manuale (praticamente un eBook!) presenta diverse caratteristiche importanti per chi decida di avventurarsi lassù. Prima fra tutte la frase “Non fatevi prendere dal panico” scritta ben in vista all’inizio del manuale. Ford legge con interesse gli innumerevoli consigli della guida: come dimenticare la bellissima descrizione dell’asciugamano! Forse voi non lo sapevate, ma se vi dovesse capitare di essere autostoppisti nell’Universo la cosa davvero essenziale da portare con sé è proprio un’asciugamano.

L’asciugamano è forse l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta […] ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon con le sue stelle che splendono rossastre […] potete usarlo come vela di una minizattera…

L’aspetto che più mi è piaciuto di questo romanzo è il modo in cui l’autore definisce i terrestriun pianeta di menefreghisti” e ancora “una forma di vita così primitiva da credere ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione“. In effetti se ci pensiamo bene Douglas non ha tutti i torti: spesso e volentieri noi “terresti” ci accorgiamo dei problemi ma andiamo avanti come se nulla fosse, infischiandocene delle eventuali conseguenze delle nostre azioni. Oppure ci crediamo talmente evoluti da ritenerci i migliori dell’universo. In realtà, molto probabilmente, non è così.

Anche se non sono un’appassionata di fantascienza, devo ammettere di aver apprezzato questo libro per l’umorismo e le brillanti idee dei personaggi. Questi ultimi non si lasciano sopraffare dalla disperazione per l’imminente distruzione del loro pianeta (e per tutti i problemi derivanti) ma al contrario affrontano il tutto con disinvoltura e con un pizzico di ironia.

L’autore risulta essere un precursore di ciò che oggi effettivamente siamo: “dipendenti dai computer“. Se è vero che attraverso questi dispositivi siamo in grado di scoprire molte cose, al tempo stesso è chiaro che la nostra mente è portata a “lavorare” in modo differente, lasciando alla macchina i compiti più ardui.  Sarebbe il caso di ragionarci sopra e capire se ne vale davvero la pena: forse potremmo fare in modo che le macchine ci aiutino, ma che non vadano a sopperire completamente il lavoro umano. Altrimenti aveva ragione Douglas a considerarci dei “cinici terrestri”.

All’interno del libro, tra una risata ed una riflessione, l’autore ci fa capire che il nostro mondo ha provato a lanciarci dei segnali (come ad esempio i delfini, che sapendo dell’imminente distruzione della Terra hanno provato a darci dei segnali, rimasti ovviamente inascoltati dagli impegnatissimi essere umani). Il messaggio dell’autore è quanto mai moderno ed attuale.

Attraverso divertenti teorie i due protagonisti imparano a conoscere la natura dell’Universo ed iniziano ad interrogarsi sulle loro origini terresti e sul significato di infinito.

[…] prima o poi arriva un momento in cui si comincia a sospettare che esista una qualche verità reale, e che, questa verità sia che tutto l’infinito multidimensionale dell’Universo è quasi certamente governato da un branco di pazzi […]

Vogliamo davvero fare, davanti a tutto l’Universo, la figura di quelli che, con disinvoltura, vanno avanti senza curarsi di nulla?

Forse faremmo bene a procurarci anche noi una copia di quella guida galattica con le istruzioni su come vivere davvero su questa Terra. Un buon punto di partenza sarebbe quello di iniziare a farsi le giuste domande, per ottenere le giuste risposte.

Libro assolutamente geniale, che vi consiglio (anche se non avete intenzione di viaggiare nell’iperspazio!) Buona lettura a tutti!

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservataAlessandra - L'angolino di Ale (black)

Book spending review #5 : Io prima di te di Jojo Moyes

Carissimi lettori e lettrici, buongiorno a tutti! Oggi ho qui per voi la recensione di un bel libro, intenso e coinvolgente. Un libro che calza a pennello nella mia rubrichetta “Book spending review“: la rubrica del come ottimizzare i nostri risparmi acquistando i libri “giusti”.  Buona lettura!


Titolo :  Io prima di te

Autore :  Jojo Moyes

Casa editrice :  Mondadori

Pagine :  391

Prezzo : 14.90 €

(su Amazon : 12.67 €)

La trama

A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell’autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un’esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l’altro per sempre. “Io prima di te” è la storia di un incontro. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l’una all’altra a mettersi in gioco.

La mia recensione

Spesso quando leggi molte recensioni positive su un libro parti già con una marcia in più nella lettura. Sinceramente nel corso della lettura del libro mi sono ritrovata a pensare che quelle recensioni positive erano tutte dovute, in quanto il romanzo è davvero coinvolgente. Da subito ci si affeziona alla protagonista, Louisa Clark. Un po’ goffa e chiacchierona, ma ancora insicura ed indecisa sulla vita. Louisa perde il lavoro ed, a causa della problematica situazione economica famigliare, sarà costretta ad accettare il primo lavoro disponibile: l’assistenza ad un ragazzo tetraplegico, Will Traynor, sopravvissuto ad un terribile incidente che l’ha costretto ad una sedia a rotelle. Lou e Will dovranno imparare a conoscersi. Will mostra dapprima un volto schivo ed arrogante per mettere alla prova la caparbia Lou, la quale non si lascerà intimorire da questa falsa maschera indossata dal ragazzo solo per paura. Gli animi inizieranno a calmarsi e la prepotenza di affievolirà  nel momento in cui Will capirà di potersi fidare davvero di Lou. Non è facile ritrovarsi catapultati da un giorno all’altro in una vita nuova, diversa, faticosa; nella quale si ha sempre bisogno dell’aiuto di qualcuno per poter svolgere anche le più banali attività quotidiane. Will ha solo bisogno di un supporto, di qualcuno con cui parlare. Attraverso Lou riuscirà a ritrovare la fiducia negli altri e nelle vita. Ma Lou scoprirà il suo tremendo segreto e da quel giorno cercherà in ogni modo di trovare uno spiraglio per entrare nel suo cuore, indurito dalle avversità della vita. Tenterà in ogni modo di entrare in quel groviglio oscuro di pensieri e lotterà contro il tempo per cercare di proteggerlo. Riuscirà Lou a fargli ritrovare una ragione per vivere

A volte ci rinchiudiamo nel nostro angolino rassicurante, a volte anche tralasciando alcuni sogni o ambizioni che gelosamente custodiamo nell’ultimo cassetto della credenza del nostro cuore, ma non ci rendiamo conto che tutto può cambiare. In un attimo e per sempre. Non sempre le cose cambiano per nostra volontà. A volte semplicemente ci troviamo nel luogo sbagliato al momento sbagliato ed il destino ti sbatte in faccia tutto. In quel momento un umano sconforto può portarti a pensare a soluzioni estreme, che in ogni caso potrebbero sanare quell’amarezza e quella disperazione che in un momento è entrata in quel luogo dove pensavamo che nessuno potesse entrare a farci del male.

Da questo testo potrebbe scaturire anche un dibattito sulla parola “eutanasia” e ciascuno di noi potrebbe dire: “si, è giusto” oppure “no, non lo è“; ma probabilmente sarebbero tutte supposizioni inutili. In effetti nessuno può realmente sapere che cosa farebbe davvero in una situazione drammatica. Prendere una decisione di questo tipo non dev’essere affatto facile, in nessun caso. Forse dipende tutto da come risponderemmo alla domanda: “voglio davvero combattere e vincere la sfida?

Anche in una condizione nella quale niente sembra avere più senso, forse bisognerebbe continuare ad avere delle ambizioni e puntare il proprio sguardo un po’ più in alto, un po’ più in là dalla nostra attuale prospettiva. Al di là delle disgrazie che ci possono capitare, bisognerebbe costantemente cambiare la propria visione del mondo e svelare sempre al massimo le nostre potenzialità.

Io prima di te” è un libro inteso e ricchissimo di emozioni, scritto con semplicità, trattando con delicatezza un argomento scottante. Il romanzo ti coinvolge emotivamente a tal punto che si desidera voltare pagina con trepidazione per sapere come andrà a finire, ma allo stesso tempo si ha paura di come potrà concludersi questa straordinaria storia.

A conti fatti probabilmente la vita è una battaglia che vale sempre la pena di essere vissuta. Con amore. Con passione.


L’autrice : JojoMoyes è una scrittrice e giornalista inglese che ha lavorato per “Indipendent”. Attualmente si dedica esclusivamente alla scrittura di romanzi, i quali sono sempre in vetta alle classifiche riscuotendo un enorme successo. Tra i suoi romanzi ricordiamo “L’ultima lettera d’amore” e “Silver bay“. Questo è il sito dell’autrice.

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