Vegetarian meal, please!

Ciao a tutti! È passata da poco la Pasqua e la tavola è tornata ad imbandirsi di piatti ricchi e leccornie varie. Non sono mai stata una che ama stare tanto seduta a tavola a mangiare (men che meno per le feste comandate) e non sono mai stata particolarmente amante dei classici menù pasquali: capretti, agnelli al forno ed animali vari conditi con salse di ogni tipo. In generale posso dire di non essere mai stata amante della carne, mi sono sempre limitata a mangiare una misera bistecchina una volta ogni tanto e stop. Diciamo che non l’ho mai mandata giù volentieri. Negli ultimi anni ho quasi del tutto eliminato la carne, trovandomi però con alcune carenze nutrizionali. Ho così deciso di iniziare a studiare meglio l’argomento e, volendo imparare qualcosa in più, ho scoperto che esistono decine di manuali e libri sul vegetarianismo o per chi vuole mangiare in modo differente, senza rinunciare al gusto ed al giusto apporto nutrizionale.

I vegetariani dovrebbero possedere il concetto morale che l’uomo non è nato come animale carnivoro, ma è nato per vivere dei frutti e le erbe che la terra produce
– Mohandas Gandhi, Discorso per la London Vegetarian Society (1931) –

Non mangio quasi più la carne e mangio pochissimo pesce: non posso considerarmi una vera vegetariana, direi piuttosto una “semi-veg“.

Leggendo e studiando l’argomento ho scoperto che, chi decide di eliminare del tutto la carne dalla propria tavola, fa del bene, non solo a sé stesso, ma anche all’intero pianeta. Si calcola infatti che un vero vegetariano riduca in un anno fino a 3 volte le emissioni di CO2 emessi nell’atmosfera.

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer (Guanda Editore)

Esistono un sacco di progetti interessanti. Uno di questi è il progetto della Fondazione Umberto Veronesi “Blue for food” (potete approfondire qui) il quale promuove un’alimentazione sana, cercando di identificare gli alimenti giusti per la prevenzione di malattie e disturbi legati all’alimentazione.

A mio avviso questi progetti sono utilissimi per imparare a riconoscere ciò che ci può far stare bene e per auto-educarci al rispetto di noi stessi e dell’ambiente nel quale viviamo.

Durante le mie ricerche ho trovato tantissime letture interessanti (che ho subito inserito nella mia wishlist), ad esempio : “Eat different” di Lorenza Dadduzio e Flavia Giordano (Gribaudo Editore) oppure una lettura incentrata sui colori degli alimenti ed i loro effetti benefici “Il cucchiaio arcobaleno” di Y.S. Prete e V. Costanzia (Sonda Editore).

Molti pensano che la cucina vegetariana o vegana sia solo una moda passeggera o una trovata pubblicitaria, in realtà non è così. Basti pensare a tutti i medici e scienziati che fino ad oggi hanno sempre promosso questo tipo di alimentazione. Una famosa sostenitrice di questa tendenza era (la grandissima) Margherita Hack la quale ha spiegato le ragioni della sua scelta nel libro “Perché sono vegetariana“.  Io penso che, se studiosi di questo calibro hanno intrapreso questa via, dovremmo cercare anche noi di prendere esempio e comprendere se possiamo provare a muoverci (e a pensare) in modo differente rispetto a ciò che la società decide per noi.

Ho trovato nel blog di Valentina, un bellissimo vademecum (stilato sempre dalla Fondazione Veronesi) degli alimenti che dovremmo privilegiare per stare meglio. Ad una prima occhiata non mi pare che manchi nulla rispetto alla dieta di un onnivoro : legumi, ortaggi, verdure, frutta, cereali, … insomma nulla da temere per chi, come me, ha deciso di dare una svolta alla propria alimentazione. Possiamo solo guadagnarci in salute!

La salute vien mangiando

Per documentarmi ulteriormente ho fatto anche qualche ricerchina sul web ed ho scoperto un sacco di blog interessantissimi che propongono delle sfiziosissime ricette “alternative”. Ho trovato, ad esempio, sul blog di Michela “Una noce di burro e un libro”, una ricetta buonissima (e ricca di ferro) di polpette di lenticchie.

Ho scoperto, tra l’altro, di non essere l’unica ad avere questo “rifiuto” nei confronti di alimenti di origine animale. Anche Ilaria ne parla sul suo blog. La modalità “mangia piante” è ufficialmente “ON” anche per me!

A breve vi parlerò di una delle letture “a tema” fatte nell’ultimo periodo, si tratta di un libro di Umberto Veronesi (un saggio molto interessante sull’importanza di un equilibrio alimentare che rispetti la nostra salute e quella dell’ambiente intorno a noi).

E, più avanti vi dirò la mia su un altro libro, sempre relativo a questo argomento, che vorrei leggere al più presto: “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” di Jonathan Safran Foer (edito da Guanda). Vi farò sapere!

Intanto vado a farmi una bella tazza di tè verde, buono ed anche antiossidante (…sapete, non vorrei ossidarmi prima del tempo!)

Per oggi vi saluto ed aspetto i vostri commenti. Cosa ne pensate di questo argomento? Avete qualche ricetta o lettura interessante da consigliarmi su questo tema? Sono pronta a segnare tutti i vostri suggerimenti!

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Recensione: A capotavola di Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Ciao a tutti! Quando si parla di tavola, cari miei, la buongustaia Ale esce dal suo angolino e si fionda sulle varie prelibatezze che offre la casa! Oggi voglio presentarvi una sorta di enciclopedia culinaria alternativa. Si tratta di “A capotavola” un bel libro illustrato ricchissimo di storie ed aneddoti interessantissimi su cuochi, gastronomi e buongustai. E voi? A quale categoria appartenete?

 

Titolo :  A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai

Autori : Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Casa editrice :  Mondadori

Pagine :  187 – Prezzo : 18.00 €

(su Amazon: 15.30 € cartaceo / 9.99 € ebook )

La trama

La buona cucina è un agente morale. Per buona cucina intendo la preparazione coscienziosa del semplice cibo quotidiano, non la più o meno talentuosa elaborazione di oziosi banchetti e piatti eccentrici. Il proposito di un libro di cucina è uno e inequivocabile. Il suo unico obiettivo concepibile non può essere che accrescere la felicità degli esseri umani.” È sorprendente scoprire che l’autore di queste righe è Joseph Conrad, nella prefazione al libro di ricette pubblicato nel 1923 da sua moglie Jessie. “A capotavola” è intessuto di sorprese simili a questa: perché scruta attraverso la lente della passione gastronomica le vite di una galleria di personaggi straordinari.

La mia recensione

La cucina è uno dei luoghi più belli e vissuti della casa: è un luogo di ritrovo, di condivisione e di esaltazione dei sensi. È un luogo caldo ed accogliente ed è proprio il luogo sul quale si incentra questo bel libro scritto da due appassionati della buona cucina. Ciascun capitolo è dedicato ad un personaggio ed al suo rapporto con il cibo e la cucina. Abbiamo personaggi celebri ed altri quasi sconosciuti ai più; personalità politiche, scrittori, giornalisti, scienziati, gastronomi ed anche personaggi di fantasia. Ciascuno di loro ha avuto, in un modo o nell’altro, a che fare con la buona cucina ed è assolutamente interessante  leggere e scoprire le loro storie. Ogni capitolo è ricco di spunti interessanti ed emergono ricordi di vita inediti.

A capotavola“, oltre ad essere ricco di illustrazioni ed appassionanti racconti  di vita, rappresenta anche un contenitore di moltissime frasi e citazioni importanti ed utili per comprendere il significato di questo lavoro di ricerca compiuto dai due autori.

La cucina è fisiochimica, a pensarci, ma rimane formula vana se al mestiere non si aggiunge la poesia, dunque l’amore, l’estro, l’inventiva costante” (Gianni Brera)

La tavola è un conforto per l’animo e non è necessario essere dei masterchef per inventare nuovi piatti o per scrivere un libro di ricette. Il signor Béchamel, ad esempio, era un ricco finanziere e probabilmente non si aspettava nemmeno lui di creare una delle salse più utilizzate per la preparazione di cibi (e noi amanti delle lasagne lo ringraziamo infinitamente!)

Sensibilità, passione ed originalità: sono questi i semplici ingredienti per creare un capolavoro per il palato e non solo.

La “scienza” gastronomica è alla portata di tutti ed anche illustri scrittori e filosofi hanno lasciato traccia del loro rapporto con la cucina. Tra le pagine di questo libro scopriamo ad esempio gli “esperimenti” di Alexandre Dumas, le intuizioni di Epicuro, e le origini dell’ appetito vorace di Ernest Hemingway.

Tra le pagine si incontrano tantissimi personaggi come Alessandro Volta,  ed ancora la torta di mele di Nonna Papera fino all’invenzione di quello che oggi è il “dado da cucina” del chimico tedesco Von Liebig. Ma anche Alessandro Volta, Yuan Mei, Agatha Christie, Georges Simenon e tanti altri.

Come dimenticare ad esempio André Michelin: universalmente conosciuto come industriale produttore di pneumatici il quale ha saputo come rilanciare le sorti della sua azienda grazie ad un ingegnoso metodo pubblicitario: un librettino rosso che oggi è diventato un punto di riferimento fondamentale per chi è alla ricerca di un buon ristorante: la guida Michelin.

Il libro è inoltre correlato da alcune ricette di piatti tipici della nostra tradizione, come ad esempio le ricette a base di tartufo nero del famoso compositore Gioacchino Rossini. È interessante e sorprendente leggere come, personaggi impegnati in tutt’altro nella loro vita, hanno saputo lasciare traccia del loro amore per il buon cibo.

Buona tavola non significa solo buon cibo, ma anche buone bevande. I due autori di “A capotavola” ci accompagnano alla scoperta della storia del signor Earl Grey e del suo classico tè aromatizzato al bergamotto fino al racconto della vita di Dom Pérignon, monaco benedettino grazie al quale oggi possiamo degustare le mille bollicine dello champagne.

Leggendo questo libro si ha la possibilità di studiare in modo alternativo il significato di “buona cucina”. Oggi è sufficiente accendere la tv per ritrovarsi subissati di programmi inerenti ricette e leccornie varie e tutti coloro che amano sperimentare in cucina si rivedono in quei grandi chef, i quali talvolta hanno perso l’entusiasmo ed il significato della vera cucina per dedicarsi allo spettacolo e quindi al cosiddetto “show biz” o show business, in altre parole all’industria dello spettacolo. Ma, secondo voi, si può ridurre tutto ad un’attività economica? Oppure è possibile difendere e conservare intatta la “filosofia” della cucina lasciando che essa ci garantisca quel senso di appartenenza e di amabile familiarità che la contraddistingue?

Trovo sia utile questo testo per riscoprire l’obiettivo primario della cucina che è quello, come disse Conrad, di “accrescere la felicità degli esseri umani” ed io non posso che concordare con il suo pensiero. È stato molto piacevole immergersi tra le pagine di questa piccola enciclopedia e conoscere risvolti originali di vite dedicate, per passione o per caso, ad uno dei piaceri della vita, ovvero la buona tavola ed il buon cibo.

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata

Recensione: Muffins di Nicola Pavan

→ Assaggi letterari

 

Muffins

Editore : Guido Tommasi Editore – Datanova

Anno di pubblicazione : 2010

Oggi è il mio compleanno! 🙂 E per festeggiare vi regalo un assaggio della mia recensione su questo “gustosissimo” libro (venduto in una speciale “Cook’in box” con 9 stampini in silicone colorato!) per scoprire tutti i segreti dei muffin!

La mia recensione

Gli amanti dei dolci, i golosi e tutti gli appassionati di cucina non possono lasciarsi scappare questo graziosissimo manuale nel quale è possibile scoprire decine di ricette per cucinare i muffin.

I muffin sono dei tipici dolcetti americani e inglesi (sono simili a dei piccoli plum cake) che possono essere dolci o salati. Questi dolcetti devono essere cotti in forno all’interno dei loro stampini (o pirottini) e, in base ai minuti di cottura, si ottiene un muffin soffice o leggermente più croccante. Le forme e le dimensioni dei muffin possono variare, ma la tipica forma è quella arrotondata. La tradizione prevede che il muffin venga servito all’ora del tè, ma oggi l’evoluzione della creatività in cucina ha fatto sì che si sviluppassero altri “usi” e nuove ricette di questi irresistibili dolci. La preparazione è molto semplice e seguendo le ricette presenti in questo libro sarà molto semplice prepararli (magari anche coinvolgendo i bimbi nella preparazione) e si preparano velocemente…

→ [to be continued… !]

Per leggere la mia recensione completa di questo libro: SoloLibri.net

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Le voci dei libri

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“Quando leggiamo, ci portiamo dietro le nostre origini: queste origini danno un valore, una cadenza, aggiungono un significato. E’ giusto che sia così. Un libro non è soltanto i significati che comunica, ma i significati che vi aggiungiamo, garantiti, se non dalla correttezza intellettuale, dall’intensità del sentimento, dell’emozione, dell’affetto. Il libro vero, quello con cui si dialoga più volte, al quale si ritorna, non conferma delle verità, ne offre di nuove, purché ci sia da parte nostra fedeltà e non conformismo, e resti viva la curiosità, il desiderio di ascoltare qualcuno che parla del nostro presente, al momento giusto. Perché il libro vero parla sempre al momento giusto. Lo inventa lui, il momento giusto: con il colore della parola, con la singolarità della battuta, con il piacere della scrittura. Un libro vero va amato: lo si rilegge come si fa visita a un amico, ricordando insieme il passato e, nel ricordo del passato, celebrando il rapporto vivo col presente. Non è una fuga a ritroso: è un’acquisizione al presente di un tempo vissuto, dove hanno trovato posto la stranezza, la singolarità e l’imprevedibilità di certe combinazioni e di certi eventi.”

Ezio Raimondi – Le voci dei libri
Il Mulino (2012)

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Recensione: Come e perché. Saggio sull’intelligenza di Eugenio Di Salvatore

come e perché. saggio
Editore : Kimerik
Data di Pubblicazione : 2011
Che cos’è l’intelligenza? È un dono naturale o divino? È innata, oppure è una facoltà che si arricchisce e si affina nel tempo? È un’entità quantificabile e misurabile? Esiste una definizione generale e universale d’intelligenza, valida per tutti gli individui viventi in natura? L’autore, capitolo dopo capitolo, cerca di dare una risposta a questi e altri interrogativi, proponendo una definizione del concetto di intelligenza che parte dall’osservazione diretta e sperimentale del mondo che ci circonda.
La mia recensione
Questo libro è un saggio sull’intelligenza. Il suo autore, Eugenio Di Salvatore, un insegnante di matematica, ha voluto racchiudere in questo testo delle domande e risposte su tutto ciò che riguarda la mente umana ed il suo ingegno.
La prima domanda alla quale l’autore cerca di dare una risposta è : “L’intelligenza è un dono naturale o divino?” Da questo quesito si snodano vari approfondimenti volti a comprendere quali meccanismi si celano dietro alla razionalità e allo sviluppo del pensiero. Alcune scuole di pensiero affermano che l’intelligenza sia qualcosa di innato, presente sin dalla nascita. Altri invece basano la propria teoria sul fatto che l’ambiente ed il contesto sociale condizionano sensibilmente lo sviluppo di tali facoltà. Probabilmente quest’ultima teoria è quella che più si avvicina alla realtà, in quanto un individuo, sebbene possa possedere delle doti innate, deve poterle sviluppare adeguatamente per poterle “potenziare” ed utilizzare nell’arco della propria vita. L’ambito sociale è quindi estremamente importante per far sì che un individuo possa sviluppare le proprie capacità. Spesso però nella società esistono dei deterrenti, delle minacce che interrompono o deviano questo percorso di crescita. A tal proposito l’autore è stato molto bravo ad elencare i problemi sociali ed i comportamenti individuali che frenano la mente umana, così come i vari tipi di attitudini e capacità che un uomo può avvalorare seguendo un determinato percorso.
L’intelligenza è sempre volta al raggiungimento di un obiettivo e sta al singolo individuo trovare gli elementi indispensabili per raggiungerlo. Un bambino quindi può nascere o meno con delle doti, ma solo seguendo un cammino di crescita ed attraverso stimoli esterni legati all’ambiente in cui vive, sarà in grado di prendere determinate decisioni e di accrescere il proprio potenziale.
Nel libro non si parla esclusivamente di intelligenza umana, ma vi è un ampio spazio dedicato all’intelligenza animale e vegetale messe a confronto. In alcuni punti del testo vengono utilizzati anche termini “tecnici” o formule matematiche magari non di immediata comprensione, ma l’autore ha saputo chiarire il tutto con parole semplici e comprensibili anche ai non “addetti ai lavori”.
Questo testo vuole essere un punto di partenza per approfondire il concetto di intelligenza, quest’ultimo anche strettamente legato al concetto di ricerca della felicità.
L’intelletto può condurci sulla strada della felicità? Il tema è più che mai attuale e vale la pena approfondirlo e ragionare su noi stessi e ciò che abbiamo nella “testa”.

Questa mia recensione è stata pubblicata su QLibri
© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata